La preghiera – Anthony De Mello

Il brano che riporto in questo articolo è tratto dal celeberrimo libro “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo” di Anthony De Mello, autore a me molto caro.

[…] Ritengo che sia necessario rivedere la nozione di preghiera che trasmettiamo  e viviamo, iniziando con tutto quello che la preghiera non è. La seguente storia può chiarire bene tutto ciò.

Un giovane andò a visitare un grande maestro sufi ed esclamò: “Maestro, la mia fiducia in Dio è così grande che non ho neppure legato il mio cammello,fuori. L’ho affidato alla provvidenza di Dio. Se ne occupi lui!”.

Il maestro replicò: “Esci subito e lega a un palo il tuo cammello, tonto! Non bisogna scomodare Dio per qualcosa che tu stesso puoi fare”.

Chiaro, no? È importante avere questo atteggiamento in mente, quando si parla della preghiera. Dio non può essere importunato per cose che voi stessi potete fare.

Mi ricordo di un rabbino che servì fedelmente Dio per tutta la vita. Un giorno disse a Dio: “Signore, ho devotamente adorato e obbedito alla legge. Sono stato un buon giudeo, ma ora sono vecchio e ho bisogno di aiuto: Signore, fammi vincere la lotteria, per trascorrere una vecchiaia serena!”.

Pregò, pregò, pregò…

Passarono due settimane, due mesi, tre, cinque, un anno; dopo tre anni l’uomo, disperato, gridò: “Dio, fa’ qualcosa”.

E Dio replicò: “Fa’ qualcosa tu! Compra almeno il biglietto!”. La storia dà l’idea di ciò che la preghiera non è.

Ma, cosa è la preghiera? Eccovi un’altra storia.

Un uomo scoprì l’arte di accendere il fuoco. Dopo questa scoperta, prese i suoi attrezzi e andò verso nord, dove c’erano tribù sulle montagne che tremavano per il grande freddo e cominciò a insegnare loro l’arte di accendere il fuoco. Mostrò loro i vantaggi della sua scoperta: potersi riscaldare durante l’inverno, preparare i pasti, utilizzare il fuoco per costruire. Ed essi imparavano con entusiasmo. Quando ebbero imparato, lo scopritore dell’arte di accendere il fuoco si recò verso un altro luogo, senza dar loro il tempo di ringraziarlo, perché era un grand’uomo.

Ai grandi uomini non importa come vengono ricordati o se si mostra loro gratitudine. Quindi, egli scomparve e si recò da un’altra tribù, alla quale si mise a insegnare ad accendere il fuoco. Anche questa tribù si entusiasmò, ed egli divenne sempre più famoso.

I sacerdoti, allora, temendo che la propria popolarità diminuisse, decisero di sbarazzarsi di lui e lo avvelenarono. Per non insospettire il popolo, i sacerdoti fecero così: prepararono un ritratto di quell’uomo, lo misero sull’altare principale del tempio e dissero al popolo di venerare il grande inventore del fuoco. Sull’altare misero anche tutti gli strumenti utili per accendere il fuoco, perché tutti li venerassero. Con il tempo elaborarono anche un rituale e una liturgia per la venerazione degli strumenti e dello scopritore dell’arte di accendere il fuoco. Costui venne adorato e venerato per decenni e decenni, per secoli e secoli, ma non c’era più fuoco. Dov’è la preghiera?

Nel fuoco! Dov’è il fuoco? Nella preghiera! Sta proprio lì. Ciò che voi fate per trovare il fuoco è preghiera. Pregate per settimane, mesi e anni, ma restate senza fuoco. Niente preghiera, niente preghiera. Molta buona volontà, ma niente preghiera.

“Perché mi chiamate Signore! Signore! e non fate quel che vi dico? Verrete e direte: “Signore, abbiamo compiuto miracoli in tuo nome” e io vi dirò: “Non vi conosco, non mi importa nulla di voi!””. Strano, Gesù era meno interessato al “Signore! Signore!” di noi. Egli era più interessato al “Perché non fate quello che vi dico?”.

Attenzione, però. Non pensiate che delle buone azioni siano automaticamente preghiera. “Se io dessi il mio corpo per essere bruciato e distribuissi tutte le mie ricchezze ai poveri, ma non avessi l’amore, tutto sarebbe vano.” (cfr. I Corinzi 13, 3). Le azioni in sé stesse non hanno un loro valore intrinseco. Alcune opere buone sono realmente buone, mentre altre sono corrotte. Meister Eckhart, un grande mistico tedesco, ebbe a dire: “Dovete preoccuparvi meno di ciò che dovete fare e pensare più a ciò che dovete essere. Verrai giudicato in base non a ciò che fai, ma a ciò che sei”. È l’essere che va trasformato: ecco il fuoco!

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