Cosa possiamo fare per il bambino che è in noi

Cominciate con il prendere atto della sua esistenza. Poi riconoscete che questo bambino soffre, anche se non comprendete fino in fondo la sua sofferenza. Ricordate come ci si sente da bambini, quando si soffre. Consentite a questa voce interiore di essere arrabbiata con voi. Rendetevi conto che siete molto di più di quel bambino e che siete l’unica persona in grado di occuparsene. Come riconoscerlo?

Può essere utile esaminare vecchi album di fotografie, se li avete, e trovare una vostra foto precedente ai cinque anni di età. Prendetela e mettetela in un luogo dove potete guardarla spesso. Se possibile portatela con voi e osservatela parecchie volte al giorno. Lasciate che l’aspetto di quel bambino vi diventi familiare: negare o ignorare la persona che vedete ogni giorno è più difficile. Cercate di ricordare com’era la vita per lui e come si sentiva durante l’infanzia. Riandate al passato e guardatelo con i suoi occhi. Ricordate: voi non siete quel bambino e non rimarrete imprigionati in quel passato come è lui. Dovete sapere a che cosa vi trovate di fronte prima di poterlo aiutare.

La prossima volta che avete una reazione esagerata, che vi sentite impotenti, senza controllo, immaginate questo bambino che cerca di comunicare con voi: gli è possibile attrarre la vostra attenzione soltanto facendo leva su forti emozioni. Non arrabbiatevi con voi stessi (vale a dire, con il bambino) quando provate queste forti emozioni. La rabbia gli causa solo maggiore dolore, ed è per il dolore che il bambino sta gridando. Quel bambino è nello stesso tempo arrabbiato, triste, impaurito e molti di quei sentimenti sono rivolti contro di voi. E’ arrabbiato con voi perché lo state ignorando, perchè teme che non lo difenderete e aiuterete. Ricordatevi che si tratta solo di un fanciullino, senza le capacità e le risorse che avete voi, che il dolore e la confusione che sta vivendo sono troppo per lui.

Separatevi da lui.

Voi siete l’adulto, il genitore, il saggio; avete le capacità necessarie per prendervi cura di lui. Non abbiatene paura e sappiate che è forte solo se negate la sua esistenza o lo ignorate. Vuole solo quello che vuole ogni bambino: essere amato, protetto e al sicuro. Voi, e soltanto voi, potete dargli quello che gli serve.

Parlate a quel bambino. Potreste dire ad esempio: “Sono qui, ti ascolto. So che sei arrabbiato. Voglio aiutarti. Mi prenderò cura io di te. Non sono arrabbiato con te. Tutto si sistemerà. Sei buono. Ti voglio bene“. Non aspettatevi che si fidi di voi immediatamente. Ha aspettato molto tempo e potrebbe aver bisogno di mettervi alla prova prima di abbandonarsi a voi. Questo potrebbe portare ad un intensificarsi dei comportamenti che non vi piacciono. Non smettete di comportarvi gentilmente, vi sta osservando. Preparatevi a diventare il genitore ideale, il genitore che quel bambino non ha mai avuto ma che ha sempre desiderato. Per quanto meravigliosi possano essere stati i vostri genitori, per quanto amore possano aver riversato su di voi, potrebbe non essere mai abbastanza. Tuttavia avete un vantaggio sui vostri veri genitori: questo bambino è dentro di voi, perciò sapete con esattezza quello di cui ha bisogno. La perfezione non esiste, ma il rapporto tra voi e il vostro bambino interiore è quanto di più simile ci sia al rapporto perfetto.

Riconoscere e accettare il bambino interiore, tuttavia, non è abbastanza. Se volete che stia bene, deve sentirsi amato; poiché siete l’unica persona importante per lui dovete volergli bene. Per imparare ad amare questo bambino, questa voce interiore che spesso ha avuto reazioni esagerate, vi ha messo in imbarazzo e vi ha fatto sentire deboli ed immaturi, dovete smettere di essere arrabbiati con lui, di criticarlo, di incolparlo, di punirlo. Accettatelo e dategli la vostra attenzione quando gli serve. Seguite i suoi tempi.

Sappiate riconoscere che non è colpa vostra se è ferito. Non siate severi con voi stessi se non volete che pensi che lo siete con lui. Dovete capire che i bambini interiorizzano le situazioni di sofferenza, se ne sentono responsabili. Cercano di comportarsi bene per migliorare la situazione e, se questo non accade, attribuiscono a loro stessi la colpa.

Essere un buon genitore non significa dargliele tutte vinte. Se è capriccioso, potete aiutarlo a controllarsi dandogli direttive chiare attraverso la disciplina affettuosa. Se intuite che vi chiama ma non potete lasciare i vostri impegni e dagli attenzione potete dirgli: “Ti ascolto. So che c’è qualcosa che ti preoccupa. Ora lasciami fare quello che devo e poi ci occuperemo insieme del tuo problema“. In questo modo non negherete la sua esistenza e lo aiuterete a capire che voi avete il controllo e che vi occuperete ogni volta potete. E’ importantissimo poi mantenere la promessa e dargli la vostra attenzione se volete che continui a fidarsi di voi. Siate un genitore affettuoso ma fermo, il bambino interiore ha bisogno di regole e controllo.

Potete imparare ad amare allo stesso tempo voi e quel bambino. Amarlo vi consentirà di amare voi stessi. Se non riuscite o non volete amarlo, non vi sarà possibile avere stima di voi stessi. Quel bambino interiore non amato continuerà ad essere il guardiano delle vostre emozioni e voi sarete in guerra con voi stessi. 

E che cosa succederà se decidete di amarlo? Tante cose e tutte meravigliose. Quel bambino smetterà di essere il guardiano delle vostre emozioni e consentirà a voi di dominarle. Si sentirà sicuro, amato e protetto. Non assisterete più a scatti improvvisi e avrete pieno controllo dei vostri atti. Diventerà ciò che è – un bambino dentro di voi – e voi diventerete un adulto più forte e più capace di affetto. Basta poco per far felice un bambino piccolo, sopratutto se amato e felice.

E’ molto difficile per un adulto operare al meglio se si porta dentro un bambino di due anni che grida. Tuttavia, pensate quanta gioia e amore vi dà quello stesso bambino quando è contento e sorride. Come voi, ha bisogno di amore.

Per il bene di entrambi, imparate a volervi bene.

L’unica cosa che perderete è la sofferenza legata al passato. 

Tratto da: Analizza Te Stesso di Sussanna McMahon – Ed. TEA

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